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L’industria immorale dell’ acqua in bottiglia di plastica



Quando iniziamo a capire il sistema iniziamo a trovare vari modi per intervenire e trasformare i problemi in soluzioni. Uno dei problemi di chi cerca di usare meno cose è che a volte sembra di averne realmente bisogno, facciamo l’ esempio dell’ acqua in bottiglia, apparentemente innocua, ma che nasconde dietro di essa una filiera di produzione e smistamento che oltre a prenderci in giro con stupidi spot pubblicitari ci stà avvelenando e svuotando il portafogli. Questo articolo prende spunto da un corto animato realizzato da una associazione di attivisti (The story of bottled water) che spiega come funziona la filiera dell’ acqua in bottiglia. Trovate il video in lingua originale in fondo all’ articolo.

L’industria dell’ Acqua

Le aziende imbottigliatrici dicono di limitarsi a soddisfare la richiesta dei consumatori. Ma chi comprerebbe un prodotto non sostenibile, meno saporito, e molte volte più car,o a discapito di un prodotto che trovi praticamente gratis in cucina?

L’acqua in bottiglia costa circa duemila volte in più di quella di rubinetto. Ti immagini pagare 2000 volte il prezzo di qualsiasi altra cosa? Che ne dici di un panino da 3,000 euro? Eppure negli U.S.A si acquistano più di un miliardo e ottocento milioni di litri d’acqua ogni settimana, le cui bottiglie vuote bastano a circondare la terra più di 5 volte.

Ma com’è stato possibile? Tutto si rifà a come funziona l’economia dei materiali, e a uno dei suoi fattori chiave conosciuto come “costruzione della domanda”. Se le compagnie vogliono continuare a crescere, devono continuare a vendere sempre più cose. Negli anni ’70 i grandi produttori di bibite si preoccuparono guardando le loro proiezioni di crescita, che iniziavano a stabilizzarsi. Cosi le compagnie produttrici ed imbottigliatrici hanno avuto una brillante idea, la loro mission!? Convincere all’ acquisto.

Il Marketing: spaventare ed imbrogliare per costruire domanda

Semplice. Costruisci la domanda. Immagina di essere responsabile di una compagnia/azienda di acqua in bottiglia, visto che le persone non si mettono in fila per comprare con i loro sofferti guadagni il tuo prodotto inutile li fai sentire spaventati e insicuri se non lo hanno ed è proprio quello che ha fatto l’industria dell’acqua negli ultimi anni

Una delle prime strategie di marketing infatti è stata, spaventare la gente sull’acqua di rubinetto con annunci come quelli della Fiji a Cleveland

“Un giorno (disse il leader della compagnia) l’acqua del rubinetto si userà solo per le docce e i piatti”. Poi nascondi la realtà che c’è dietro al tuo prodotto con immagini di pura fantasia. Avete mai notato come tenta di sedurci líacqua in bottiglia? …immagini di fonti di montagna …natura incontaminata … paesaggi paradisiaci ….Ma indovinate da dove proviene un terzo delle acque in bottiglia degli U.S.A e d’ Europa? Dal Rubinetto! Si, è proprio acqua di rubinetto filtratta e imbottigliata. Ma la bugia della natura incontaminata è più profonda. In un annuncio a pagina-piena Nestlé (una delle piu grandi multinazinali anche per le acque in bottiglia) afferma: “L’acqua in bottiglia è il prodotto di consumo più ecologicamente responsabile del mondo”. Cosa?! Distruggono líambiente lungo tutto il ciclo di vita del prodotto. Come fa a essere ecologicamente responsabile?

Il ciclo di vita delle bottiglie di plastica

Il problema inizia con l’estrazione per produrre, quando viene usato petrolio per creare le bottiglie. Ogni anno, per creare le bottiglie di plastica utilizzate negli U.S.A, servono tanto petrolio esoprattutto energia. Per farvi un idea di quanto pesa questa produzione, pensate che, con l’ energia e il petrolio risparmiati per la creazione delle bottiglie d’ acqua ci sarebbe carburante per un milione di macchine.

Tutta l’energia spesa per fare una bottiglia, e ancor di più per spedirla in giro per il mondo per berla in circa due minuti? Questo ci porta al grande problema all’estremo opposto del ciclo di vita: Lo smaltimento. Cosa succede alle bottiglie una volta utilizzate? L’80% finisce in discarica, (dove rimarranno per migliaia di anni) o negli inceneritori, dove saranno bruciate, rilasciando polveri tossiche. Il resto viene raccolto per il riciclaggio. Ma le bottiglie, una volta utilizzate dove finiscono fisicamente? Dovete sapere che molte navi cargo sono state inviate in India.

Così alcuni giornalisti curiosi le hanno seguite fino a Madras, trovandosi davanti una montagna fatta di bottiglie di plastica della California. Il vero riciclaggio avrebbe trasformato queste bottiglie in altre bottiglie. Ma questo non è quel che accadeva lì, infatti queste bottiglie venivano fatte a pezzi per farne sottoprodotti (il “DOWNCYCLE”) Ossia trasformarle in prodotti di qualità inferiore, che verranno buttati più tardi e le parti che non potevano essere trattate venivano abbandonate lì, insomma venivano inviate fino in India solo per farle seppellire ngiardino di qualcun altro.
Se i produttori di acqua minerale vogliono usare montagne immaginarie sulle loro etichette, sarebbe più giusto mostrare una di queste montagne di plastica reali, invece ci spaventano, ci seducono e ci fuorviano.

Industria dell’ acqua, inquinamento e alternative reali

Una volta creata una grande domanda e un nuovo mercato multimiliardario, lo difendono sconfiggendo la concorrenza. Ma in questo caso, la concorrenza è l’acqua potabile, pulita e sicura. Il vice presidente della Pepsi ha dichiarato pubblicamente, “Il peggior nemico è l’acqua del rubinetto!”. Vogliono farci credere che sia sporca e che l’acqua in bottiglia sia la miglior alternativa. In molti posti, l’acqua pubblica è inquinata grazie alle industrie che inquinano come ad esempio quelle che fanno bottiglie di plastica! E i signori dell’acqua in bottiglia sono tutti molto lieti di offrirti la loro costosa soluzione che ci lascia ancorati al loro prodotto.
E’ arrivato il momento di di tornare al rubinetto. Iniziando con l’impegnarsi personalmente a non comprare o bere acqua in bottiglia a meno che l’acqua della tua comunità non sia realmente insalubre. Sempre piu gente è previdente, in molti infatti girano con una bottiglia o una tanica vuota in macchina per caricare l’ acqua alla fonte pubblica piu vicina.

Consumi e cultura del rispetto per l’ambiente

E’ stato calcolato che il consumo pro capite per l’ acquisto di bottiglie d’acqua in una famiglia media italiana va da un minimo di 400 ad un massimo di 800 euro l’ anno, contro 10€ di chi va direttamente alla fonte (basato sui costi di carburante). Poi si fa il passo successivo unirsi alle campagne che lavorano per una soluzione reale, come chiedere investimenti per avere acqua del rubinetto pulita per tutti, o firmare petizioni per l’acqua pubblica

Nel mondo un miliardo di persone in questo momento non ha accesso all’acqua, Mentre un po’ ovunque ci sono città che spendono miliardi per gestire le bottiglie di plastica che buttiamo via.

E se questi soldi fossero spesi per migliorare la rete idrica o ancora meglio, per prevenire l’inquinamento che produce? Ci sono molte altre cose che possiamo fare per risolvere questo problema. Richiedere alle istituzioni delle nostre città di rimettere le fontane pubbliche. Fate qualcosa per impedire la vendita di acqua in bottiglia nelle scuole dei vostri figli, nell’ azienda dove lavorate o nell’intera città, Questa è uníenorme opportunità per milioni di persone di svegliarsi e proteggere il proprio portafoglio, la nostra salute e il pianeta.

La buona notizia è che in molti hanno già iniziato le vendite di acqua in bottiglia stanno iniziando a diminuire e sempre in più si adoperano per utilizzare sane bottiglie riutilizzabili. I ristoranti stanno orgogliosamente servendo ìdal rubinettoî e la gente sta scegliendo di conservare le centinaia di migliaia di euro che altrimenti andrebbero sprecati in bottiglie d’acqua. L’industria delle acque in bottiglia si sta preoccupando perchè si chiudono le danze. Non compreremo più in base alla loro domanda costruita, ma sceglieremo la nostra domanda,

ACQUA PUBBLICA! ACQUA LIBERA.

Articolo di Antonello Calvi
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Ispirato da “The story of Bottled Water”

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Articolo scritto da il 14 novembre 2010 nella categoria Ambiente, Lobbies. Puoi commentare o iscriverti ai commenti via RSS.

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