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Astuzie da consumismo



Il consumismo non è un fenomeno di oggi, perché già Carlo Marx aveva definito come ”feticismo della merce” il desiderio indotto al possesso anche di beni praticamente inutili. 

E così molte persone, anche se non benestanti, acquistano beni che non servono più a soddisfare bisogni precisi e reali, ma il cui possesso li fa sentire al passo con i tempi.

Tutto questo è perfettamente in linea con la volontà del potere di mantenere sotto controllo le masse, in quanto se queste sono indebitate, è molto più facile mantenerle sotto controllo e privarle della libertà di scelta prima, e di pensiero dopo.

E allora, se vogliamo conservare la nostra libertà dobbiamo domandarci, in ogni messaggio accattivante, dove si nasconde l’inganno che, quasi sempre esiste.

Un’ automobile presentata in televisione acquista prestigio non perché migliore delle altre, ma perché viene affiancata da una donna bellissima, che non dice una parola, ma in questo modo la figura femminile e le immagini attraenti, avvolte da frasi piene di allusioni ormonali, fanno sì che la scatola di latta rappresentata dal veicolo, acquisisca una luce di prestigio.

La pubblicità, in questo modo, non è più un utile mezzo informativo per risolvere problemi, ma per promuove un atteggiamento consumistico, dando l’illusione che l’uso di un determinato prodotto è segno di un’elevata posizione sociale e di progresso, e il tuo giusto desiderio di miglioramento sociale si trasforma in una cosa non realizzabile, perché è una semplice finzione.

E’ esattamente la stessa tecnica usata dalle ideologie politiche che producono idee sclerotizzate, ma che riescono a convincere solo perché presentate come delle favole travestite di realtà.

E così la manipolazione commerciale vuole convertirci in clienti con il semplice obiettivo di farci acquistare determinati prodotti, mentre la manipolazione ideologica tenta invece di modellare lo spirito delle persone, al fine di acquisire dominio su di esse in modo rapido, schiacciante, massiccio e facile. Le due cose sono assolutamente identiche perché entrambe trasformano una comunità in una massa docile, uniforme, redditizia.

Anche questa è una minaccia alla sovranità individuale, perché si perde la capacità creativa, si perdono i vincoli affettivi, e la massificazione riduce tutti ad un insieme amorfo d’individui.  In questo modo la massa è facilmente dominabile per privarla della propria creatività, della propria capacità di raziocinio, di critica, d’indagine, di dubbio continuo.

Siamo ogni giorno testimoni dei progressi nelle varie tecnologie che permettono la produzione di beni di sempre migliore qualità, durata, sicurezza e costi, ma sembra che tutto questo non sia applicabile a coloro che devono promuovere il consumismo.

E’ evidente che un prodotto migliore, non solo fornisce prestazioni superiori ma dovrebbe avere una durata di vita maggiore. E tutto questo andrebbe a vantaggio dei costi per due ragioni, la prima perché le nuove tecnologie permetterebbero riduzione del costo iniziale, la seconda perché il prodotto avendo una vita maggiore non costringerebbe ad essere sostituito frequentemente e quindi il costo iniziale d’investimento si spalmerebbe su tempi più lunghi. Tutto questo è incontestabile, ma diventa un grave difetto ed è contestato da chi vuol fare quattrini lanciando la moda del consumismo. E allora con ogni astuzia si tenta di svalutare l’immagine di ciò che si è prodotto ieri, per convincere tutti a comperare il prodotto di domani, non importa se ciò che si è comperato sia ancora perfettamente in grado di assolvere la sua funzione. Le parole magiche che dovrebbero convincere tutti sarebbero: “non è più di moda”, “è obsoleto”, “deve essere rottamato”

Altre trovate simili sono, aggiungere ad un prodotto funzioni che raramente siano indispensabili e farle diventare talmente fondamentali da annullare l’utilità del prodotto precedentemente acquistato.
Ma non basta perché sembra sia molto efficace come strumento di convincimento la cosiddetta “firma sul prodotto”. Un oggetto eguale ad un altro, solo perché firmato, è migliore, e allora la firma si pone su tutto.

Ma tutti questi discutibili tentativi di vendita operano più agendo sulla debolezza psichica del cliente che non sulla efficienza del prodotto e, sebbene abbiano discreto successo, non bastano a soddisfare l’avidità di guadagno del venditore,anche perché in maggioranza la gente non è composta di persone psicolabili, e allora occorre che anche la gente sana, cada nella trappola.

Tutto questo si può realizzare in molti modi, sfruttando al massimo il limite di garanzia obbligatorio di ogni prodotto di uno o due anni.

Basta costruire il prodotto in modo tale che duri solo un giorno di più della sua garanzia. Tutto questo è possibile perché ad esempio ogni componente elettronico prodotto, statisticamente è costituito di pezzi di prima, seconda e terza scelta. E’ noto che i componenti di prima scelta vengono usati (e pagati) per prodotti militari, la seconda scelta per i prodotti scientifici e la terza per il pubblico di massa.

Inoltre, se il prodotto successivamente si guasta ,occorre fare in modo che non sia riparabile se non a costi talmente alti da consigliare di prenderne un altro.

Tutto questo significa produrre prodotti scadenti “a tempo” e quindi sfruttare i benefici dei progressi tecnologici alla rovescia.
Nel mercato internazionale sono stati citati casi plateali di vendita di prodotti scadenti dal campo alimentare, a quello dell’abbigliamento e quello dell’ elettronica.
La catena dei magazzini WAL MART ha venduto carne di maiale biologica, che non era tale.

La casa produttrice delle scarpe NIKE ha ammesso di aver venduto scarpe scadenti.

Sono stati venduti pesticidi usati sulle verdure proibiti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Nei prodotti elettronici sono usate schede di terza scelta, l’assemblaggio dei pezzi è spesso suggellato in modo che non si possa aprire perché mancano le viti e i bulloni necessari.

I nuovi prodotti hardware e software si tenta in tutti modi di renderli incompatibili con i precedenti, anche dello stesso fornitore, usando connessioni non standard, inserendo la necessità di convertitori, offrendo funzioni aggiuntive inutili che servono per aumentare la complessità del prodotto e quindi con maggiore probabilità di guasto.
I manuali d’istruzione per l’uso sono carenti, poco chiari, volutamente complessi.

Non parliamo poi della decantata assistenza ai clienti, che si rivela spesso un’ autentica bugia. Alcune case che producono televisori invitano i clienti, in caso di guasto, di rivolgersi a centri di assistenza locali che, dopo settimane di attesa, spesso non restituiscono l’apparecchio riparato. Se ci si rivolge ad un numero verde, nessuno risponde, stessa cosa se si manda una e-mail sia alle sedi nazionali che internazionali, e il tutto serve a scoraggiare il cliente che per non affrontare lunghe e costose spese legali è costretto a rinunciare e comperare un altro prodotto.

Altra astuzia è quella di rilasciare scontrini dei registratori di cassa scritti su carta chimica, così la scrittura dopo poco scompare completamente, e con essa il termine di garanzia.

Ecco dunque la prova che usando le astuzie consumistiche in qualunque campo, i risultati benefici non vanno mai a vantaggio della gente, ma di individui che sapendole usare bene, catturano per sé tutti i benefici possibili, e tutto alla faccia nostra!

“Alcuni beni sono necessari e naturali. Altri naturali ma non necessari. La maggior parte dei beni non sono necessari, nè naturali (Epicuro, 341-270 AC).”

a cura del Dott. Francesco Di Donato

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Articolo scritto da il 30 novembre 2011 nella categoria Economia. Puoi commentare o iscriverti ai commenti via RSS.

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