Implanon, il contraccettivo che non funziona
9 dicembre 2011 # 11:13 # Medicina # Nessun Commento
La ragazza col primo mestruo diventa come la Madre Terra, che se inseminata, può generare la vita; ma in una società come la nostra, tutti incentrati sull’efficienza e sul denaro, non viene più dato alla donna il diritto di poter scegliere se avere o meno un figlio. Essere “mamma” nella nostra società è diventato un lusso, che non ci si può permettere, perché mette a rischio la conservazione del posto di lavoro e quindi la sopravvivenza!
Ecco quindi che la scienza medica ci viene incontro, fornendoci, se vogliamo praticare sesso sicuro,senza più rischi di gravidanze indesiderate ,“Implanon”.
Si tratta di un piccolo ‘bastoncino’ di due millimetri di diametro e quattro centimetri di lunghezza che il ginecologo di fiducia inserirà sotto la cute del braccio, nella parte interna.
Una volta impiantato rimarrà posizionato per ben tre anni e se si cambia idea, nessun problema, basta rimuoverlo.
Gli esperti garantiscono – parola loro – nessun rischio di dimenticare di prendere la pillola anticoncezionale, cosa che, almeno una volta al mese, è successa a otto donne su dieci (indagine GfK Eurisko); fine totale dell’ansia di doversi ricordare tutti i giorni di assumere il contraccettivo.
“E’ un contraccettivo che utilizza un derivato sintetico ad azione progestinica, spiega Chiara Benedetto, Professore Ordinario di Ostetricia e Ginecologia, Direttore del Dipartimento Universitario di Discipline Ginecologiche e Ostetriche dell’Università di Torino.
Non contiene estrogeni e quindi può essere utilizzato anche dalle donne che presentano controindicazioni proprio all’uso degli estrogeni e i meccanismi contraccettivi sono identici a quelli della pillola”.
Il progesterone è un ormone secreto dalle ovaie e dalle ghiandole surrenali in quantità moderata prima dell’ovulazione, dopo in quantità elevata.
L’impianto libera una piccola quantità di questo ormone di sintesi prevenendo il rilascio di una cellula uovo dall’ovaio, provoca modificazioni nella cervice che rendono difficile la penetrazione dello sperma nell’utero. Implanon, è stato sostituito da Nexplanon, un prodotto dalla farmaceutica Schering-Plough, oggi Merck!
Il primo grosso problema è la contraccezione chimica normalmente chiamata simpaticamente “pillola”.
Uno dei farmaci più utilizzati è il Premarin (PRegnantMAreurIN) che viene prodotto dall’urina delle cavalle gravide, come dice lo stesso nome. Circa 35.000 cavalle sparse in diverse fattorie tra Canada e Midwest sono obbligate a restare in piedi in angusti box per sei mesi all’anno, con possibilità minime di movimento, con acqua razionata e con attaccate al corpo delle borse per la raccolta dell’urina. I box sono espressamente di dimensioni ridotte, per impedire che le fattrici gravide possano stendersi ed eventualmente danneggiare le borse che raccolgono le urine. Le cavalle vengono così sottoposte a un grave trauma psichico e fisico. Sono soggette a deformazioni degli zoccoli, ulcerazioni dovute allo sfregamento delle borse per la raccolta dell’urina e disfunzioni respiratorie causate da una ventilazione inadeguata.
La “pillola”, oltre a castrare la donna ne mette a rischio la salute con una serie di problematiche come: reazioni allergiche, emorragie improvvise, crescita di peli in faccia, ritenzione di liquidi, infezione di funghi, perdita di capelli, emicranie, nausea, aumento di peso, infezione da Candida, perdite vaginali, vene varicose, disturbo del metabolismo, maggior rischio di coaguli, maggior rischio di calcoli urinari, maggior rischio di tumori al fegato, osteoporosi, possibile collegamento col cancro dell’endometrio, utero, ovaie, aumento gravidanze extrauterine, aumento da tre a sei volte del rischio di infarto.
Il secondo problema legato a questa nuova contraccezione è che non funziona: 600 infatti sono le donne rimaste incinte nella sola Gran Bretagna.
Secondo l’ente britannico per la regolamentazione dei farmaci, circa 584 donne sono rimaste incinte, 1.607 hanno riportato gravi effetti collaterali e numerosi medici e infermieri si sono lamentati per la difficoltà nell’inserire l’impianto.
Quindi l’impianto sottocutaneo, che dovrebbe liberare la donna da pensieri, preoccupazioni e ansie, rendendola più libera di vivere e godersi la propria sessualità, in realtà non protegge, non libera e anzi, rende la donna sempre più schiava e ammalata.
Questo accade quando si vuole a tutti i costi liberarsi dalla nostra “naturale naturalità”.
Dott.ssa Giovanna Demarin
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