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Mozart: Curare il corpo e la mente con la musica



Nell’antica Grecia, Apollo era considerato il dio sia della Medicina che della Musica. Francis Bacon nella sua opera fondamentale “The Advancement of Learning “ afferma : “I poeti fecero bene a unire la musica e la medicina in Apollo perché il compito della medicina non è altro che intonare quella strana arpa che è il corpo umano e riportarla all’armonia”.

Pertanto, la funzione terapeutica della musica risiede nel suo potere comunicativo, nella sua capacità di aprire canali di comunicazione non verbali.

Essa parla infatti il linguaggio delle emozioni e come tale svela il dolore e rivelandolo lo risolve.

Gli studi clinici in corso sugli effetti della musica dimostrano con sempre maggiore affidabilità come essa migliori la precisione dei movimenti fini, la deambulazione, il controllo della postura, ma anche lo stato di benessere affettivo e comportamentale nei malati affetti da alterazioni della sfera motoria.

È stata ampiamente documentata l’influenza della musica sul miglioramento dei parametri motori in pazienti con Morbo di Parkinson, Alzheimer, Sclerosi Multipla, atassia, spasticità.

 

Essa come noto , è capace di alleviare anche lo stress.

L’effetto di un’attività musicale ricreativa su alcuni markers di stress è stato valutato in un gruppo di giapponesi maschi impiegati in una grande azienda. L’attività musicale si è dimostrata in grado di ridurre oggettivamente il livello di stress anche dal punto di vita biochimico riducendo i markers infiammatori e migliorando l’attivazione delle cellule “natural killer” del sistema immunitario.

In un altro interessante studio, dieci pazienti in condizioni critiche sono stati sottoposti a uno studio randomizzato per identificare se e quali siano i meccanismi biochimici attraverso i quali la musica può indurre il rilassamento. Come test sono stati selezionati alcuni movimenti lenti dalle sonate di Mozart. Prima dell´ascolto e un´ora dopo sono state monitorate l´attività elettrica cerebrale, i livelli sierici di ormoni dello stress e delle citochine, ed è inoltre stata registrata la dose di sedativo necessaria per ottenere il rilassamento del paziente.

I risultati mostrano che l´ascolto della musica è in grado di ridurre notevolmente la dose di sedativo utilizzata, e mostrano che, nei campioni di sangue dei pazienti sottoposti alla terapia musicale, si rileva un livello più alto di ormone della crescita e una diminuzione dell´interleukina-6 e dell´epinefrina.

Questa riduzione nei livelli ematici degli ormoni dello stress si associa anche a una diminuzione della pressione arteriosa e del ritmo cardiaco.

La musica di Mozart è stata finora quella maggiormente utilizzata sia nelle sperimentazioni sui rapporti musica-cervello sia nella musicoterapia e si sostiene che con essa si ottengano i migliori e più costanti risultati in genere e nello sviluppo delle capacità cognitive in particolare (il così detto effetto Mozart).

“The Mozart Effect” è il titolo di un volume di Don Campbell del 1997, il suo consiglio di far ascoltare Mozart ai bambini per accrescere il loro QI ha reso talmente popolare negli USA la nozione di “effetto Mozart” da far scoppiare una moda che, nel 1998, porta il Governatore della Georgia, Zell Miller , a stanziare 105.000 dollari l’anno per regalare un CD di musica classica a ogni neonato.

Ma quale sarebbe la peculiarità della musica di Mozart? L’ipotesi formulata da Gordon Shaw è che, oltre alle incredibili doti logiche, mnestiche, e musicali di cui era dotato Mozart, il musicista componeva in giovane età, sfruttando al massimo le capacità di fissazione spazio-temporale di una corteccia cerebrale in fase evolutiva, cioè al culmine delle sue potenzialità percettive e creative.

E’ innegabile che la musica di Mozart possegga caratteristiche peculiari, che fanno di essa il pressocché universale luogo ideale di ritorno. Mozart stesso, d’altronde, ci aiuta a capire perché quando nelle sue lettere scrive: “..nella mia opera la musica è per ogni genere di ascoltatori, tranne che per quelli con le orecchie lunghe” (16 dicembre 1780).

 

Da uno studio realizzato dal Dipartimento di Neonatologia del Sourasky Medical Center di

Tel Aviv e pubblicato a dicembre su Pediatrics: lo scopo della ricerca era verificare se la musica di Mozart poteva diminuire il livello di consumo di energia a riposo nei bambini sani nati prima del termine fisiologico della gravidanza. È stato quindi condotto uno studio prospettico su 20 bambini sani e pretermine. I bambini sono stati esposti a 30 minuti di musica di Mozart per due giorni consecutivi e il livello di dispendio di energia è stato misurato con la calorimetria. Gli Autori hanno osservato che dopo i primi 10 minuti, in cui il dispendio calorico rimane uguale nei due gruppi, nei successivi 20 minuti, questo comincia a scendere riducendosi dal 10 al 13% della linea di base nel gruppo di bambini esposti alla musica. La riduzione del dispendio energetico a riposo può spiegare il motivo per cui i bambini nati pretermine esposti alla musica guadagnano peso con maggiore facilità. In definitiva, la musica di Mozart potrebbe diventare uno strumento utile per ridurre i tempi di permanenza in incubatrice. Il primo autore della ricerca, Ronit Lubetzky, avrebbe dichiarato alle agenzie di stampa che lo stesso risultato non si è ottenuto con musiche di Beethoven, Bach o Bartok, poiché la loro musica avrebbe un andamento meno lineare di quelle di Mozart. Queste dichiarazioni generano qualche perplessità. Come si può infatti pensare di somministrare Beethoven o Bartok a nati pretermine! Bisognerebbe rivolgersi ad altri autori, ma è qui che si richiedono conoscenze musicali che probabilmente i colleghi israeliani non possiedono.

Il medico e pianista Claudius Conrad, professore di Harvard, propone su Lancet di introdurre la musica negli ospedali. In partcolare nelle due zone più critiche: la sala operatoria e la rianimazione.

«Ascoltando i brani lenti di Mozart, alcuni pazienti molto gravi ricoverati in rianimazione hanno reagito con un calo degli ormoni che indicano il grado di stress», spiega Conrad. I due ormoni misurati in alcuni casi sono scesi addirittura del 20%. «Abbiamo poi osservato un aumento dell’ormone della crescita nel sangue», continua il medico: si tratta di uno degli indici della guarigione in corso.

Anche in sala operatoria Mozart fa il suo effetto: prima degli interventi chirurgici, ascoltare la musica aiuta la sedazione. Dopo, riduce la quantità di farmaci necessari a sopportare il dolore.

Dunque musica sia, ma musica ben selezionata e adatta allo scopo e non necessariamente musica di Mozart!

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Articolo scritto da il 17 novembre 2011 nella categoria Medicina. Puoi commentare o iscriverti ai commenti via RSS.

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